Dylan Dog 467 cover recensione

Dylan Dog 467: Produci, Divora, Muori – Recensione

Dopo l’albo bis, l’Indagatore dell’Incubo torna con la sua serie regolare con un episodio decisamente particolare. Parliamone nella recensione.

Dylan Dog 467 cover

Chi è Dylan?

Come sempre, arriva lo spiegone su Dylan Dog: se siete nuovi nel mondo dei fumetti o, semplicemente, conoscente soltanto di nome Dylan, sappiate che parliamo di uno dei capisaldi del fumetto italiano.

Completamente Made in Italy, Dylan Dog è una serie a fumetti edita dalla Sergio Bonelli Editore e il personaggio è nato da un’idea di Tiziano Sclavi, precisamente nel 1986.

Il primo numero, ormai leggendario, è intitolato “L’alba dei morti viventi” e ha fin da subito stregato i lettori, tanto da portare la serie a vendere – negli anni novanta – oltre mezzo milione di copie mensili.

Il calo delle vendite degli ultimi anni ha portato a diversi rilanci sul personaggio, passato di mano in mano per diversi autori (attualmente è sotto la cura editoriale della bravissima Barbara Baraldi).

Nonostante tutto, continua ad essere il secondo fumetto più venduto in Italia e ha ancora tantissimi fedeli lettori che ne apprezzano le avventure.

L’indagatore dell’incubo, spesso affiancato dal suo aiutante Groucho, è amante della paura tanto da averne fatto un mestiere. Parliamo infatti di una vera e propria serie horror ma non solo; la sua particolarità e forza sta proprio nel portare variare di genere.

Dylan Dog è onirico, surreale, e spesso vive – e fa vivere ai lettori – storie che sembrano un intricarsi di sogno (o incubo) e realtà, di paure irrazionali, di ignoto. Insomma, Dylan è stato – e continua ad essere – un punto di riferimento del fumetto italiano che si fa apprezzare per essere ciò che gli altri non sono e non saranno mai.

Dylan Dog 467 tavola 2

467: Produci, Divora, Muori

Il numero dedicato ad agosto è particolare fin dal titolo e dalla copertina ad opera dei fratelli Gianluca e Raul Cestaro.

La partita a biliardo rappresentata nella cover è fortemente rappresentativa dell’intero numero. La storia scritta da Gianfranco Manfredi che prende vita con gli ottimi disegni di Sergio Gerasi inizia in una torrida giornata londinese.

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Il caldo – ma se leggete Dylan sapete che c’entra ben poco – lo porta ad avere delle allucinazioni e a trovarsi in un cinema dove fa la conoscenza di un uomo incappucciato che si professa essere un fenomeno proprio del biliardo.

Ovviamente, le storie di Dylan non posso essere così semplici: dietro al biliardo – e alle allucinazioni dell’Indagatore dell’Incubo – si nasconde una scia di omicidi crudeli e inspiegabili, praticamente senza traccia.

Dylan Dog 467 tavola 1

Il biliardo e le allucinazioni

Non possono – e non mancano – comprimari di un certo spessore: oltre al solito Groucho ad affiancare Dylan c’è l’affascinante giocatrice di biliardo Carol Braddon.

Sarà proprio la bionda giocatrice ad aiutarlo nelle indagini e a portarlo lontano da Londra, precisamente in Scozia.

La caccia al serial killer tra partite all’ultimo respiro, autopsie inspiegabili e allucinazioni porta ad un finale ricco di significato per Dylan e per l’uomo incappucciato, che ha molto da dire rispetto a quanto possa sembrare all’inizio.

Nelle sue 98 pagine, il numero 467 chiamato “Produci, Divora, Muori” funziona ed intrattiene, senza tentare giocate impossibili.

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Conclusioni
Conclusioni

Nel pieno dell’estate, Dylan Dog con il numero 467 ci porta una storia singola e completa che funziona mettendo in scena diversi personaggi interessanti, senza strafare.

PRO
  • Ottimi disegni
  • Sceneggiatura solida…
  • Diversi personaggi interessanti
CONTRO
  • …che non rischia mai
  • Per qualcuno potrebbe non bastare
8

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