Quanto è bella la routine? Da un po’ di tempo, Dylan Dog fa parte della mia. Parliamo, allora, del numero 471.
La presentazione di Dylan
Completamente Made in Italy, Dylan Dog è una serie a fumetti edita dalla Sergio Bonelli Editore e il personaggio è nato da un’idea di Tiziano Sclavi, precisamente nel 1986.
Il primo numero, ormai leggendario, è intitolato “L’alba dei morti viventi” e ha fin da subito stregato i lettori, tanto da portare la serie a vendere – negli anni novanta – oltre mezzo milione di copie mensili.
Il calo delle vendite degli ultimi anni ha portato a diversi rilanci sul personaggio, passato di mano in mano per diversi autori (attualmente è sotto la cura editoriale della bravissima Barbara Baraldi).
Nonostante tutto, continua ad essere il secondo fumetto più venduto in Italia e ha ancora tantissimi fedeli lettori che ne apprezzano le avventure.
L’indagatore dell’incubo, spesso affiancato dal suo aiutante Groucho, è amante della paura tanto da averne fatto un mestiere. Parliamo infatti di una vera e propria serie horror ma non solo; la sua particolarità e forza sta proprio nel portare variare di genere.
Dylan Dog è onirico, surreale, e spesso vive – e fa vivere ai lettori – storie che sembrano un intricarsi di sogno (o incubo) e realtà, di paure irrazionali, di ignoto. Insomma, Dylan è stato – e continua ad essere – un punto di riferimento del fumetto italiano che si fa apprezzare per essere ciò che gli altri non sono e non saranno mai.

Una finestra sull’abisso
Da qualche mese a questa parte – o almeno da quando lo leggo io – gli autori, sul mensile di Dylan Dog, cercano di trattare temi estremamente delicati dove i mostri – o le varie creature – sono soltanto una piccola parte della storia.
L’accento è forte sugli essere umani, sulla loro psiche e sulla loro reazione ad eventi estremamente brutti che comportano, in qualche modo, dei traumi e degli shock.
Il numero 471 non fa eccezione. A scrivere “Una finestra sull’abisso” abbiamo Giovanni Eccher con i disegni in stile decisamente classico di Luigi Siniscalchi. La copertina dell’albo è invece ad opera di Gianluca e Raul Cestaro.
Ma perché il numero 471 non fa eccezione? Perché tratta il tema della malattia in pieno stile Dylan. L’albo si apre in maniera forte, in una clinica ospedaliera che cura e tratta malati terminali.
Le scene sono forti e potenti, perché i pazienti sono – come nella realtà, purtroppo – uomini, donne, anziani e bambini che cercano la minima speranza a cui aggrapparsi per continuare una lotta spesso impari.

L’ombra e la speranza
Spesso, i pazienti vedono un’ombra nei corridoi della clinica, dove si verificano strani episodi e morti che, nonostante la malattia, sono sospette.
Può non intervenire Dylan? Ovviamente no. Un Dylan decisamente provato – e forse stanco – deve interfacciarsi non solo con i pazienti, ma anche con Miss Cardiff, la proprietaria della clinica.
Un numero decisamente forte e intenso, che sebbene qualche piccolo espediente forzato e poco approfondito, tratta il tema della malattia e della lotta che tante persone affrontano, cercando la forza e la speranza in tutto ciò che sembra dare sollievo.
Come insegna “Una finestra sull’abisso”, spesso, sono disposti a qualsiasi cosa. Anche a scelte drastiche.
La recensione ti è piaciuta? Leggine altre qui!
Ancora una volta sul mensile di Dylan Dog vengono trattati temi tosti in maniera corretta. Il numero 471 è un messaggio per tutti quelli che lottano e che non mollano, l’ennesimo viaggio nella psiche umana e nelle debolezze.
PRO
- Il mensile ha sempre una qualità alta
- Ennesimo tema delicato trattato bene
- Personaggi interessanti
CONTRO
- Alcune scelte di trama sono un po’ forzate
