Locandina Vittorio De Sica - la vita in scena

Vittorio De Sica – La vita in scena: più di un film? – Recensione

I ricordi e la vita del leggendario attore e regista tornano al cinema in un evento che racconta la sua storia e genialità

Ripercorrere la storia

È sempre estremamente delicato e complesso raccontare – e far conoscere – un personaggio mastodontico come Vittorio De Sica.

Parliamo di un vero e proprio gigante che ha plasmato la storia del cinema mondiale: attore carismatico re della commedia, è stato anche il regista pilastro del Neoralismo, capace di dirigere film colossali che sono apprezzati in tutto il mondo.

È con Cesare Zavattini che il regista decide di portare la macchina da presa fuori dai classici studi cinematografici e di registrare per strada, tra la gente comune.

Il tutto avviene in un periodo particolare: parliamo della Seconda Guerra Mondiale e quindi – anche a livello politico – grosse responsabilità e ingombranti macigni da reggere.

L’opera sulla vita e l’eredità del maestro è prodotta da Quoiat Films, Luce Cinecittà, Movimenti Production e Sky ed è disponibile al cinema come evento il 22-23-24 giugno con Fandango Distribuzione per poi arrivare proprio su Sky e Now.

Ma a chi affidare un incarico tanto affascinante quanto complesso? Esplorare archivi – molti dei quali davvero difficili da trovare – e trovare il meglio per rendere il film un’opera d’amore verso il Maestro senza cadere nel banale e nel retorico è assai difficile.

Il regista è Francesco Zippel affiancato dai produttori del film Federica Paniccia, Andrea e Brando De Sica. Se tutto questo non vi basta, l’executive producer del progetto è Wes Anderson.

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Viaggio di famiglia

Se la scelta del regista risulta vincente – approfondiamo dopo -, è fondamentale la presenza dei nipoti Andrea e Brando De Sica e Eleonora Baldwin.

Andrea e Brando come detto sono produttori ma non si nascondo, anzi; appaiano nel film – così come la bravissima Eleonora – per raccontare aneddoti e racconti.

La figura di Eleonora è assai intrigante: le sue scene sono girate proprio nello studio dove è nato il leggendario Ladri di Biciclette, uno dei film più amati di Vittorio De Sica.

Come ha raccontato la stessa nipote, girare e raccontare per un film del genere è stato come vivere e conoscere quei precisi momenti e, nel film, questo è fortemente trasmesso.

Anche per Andrea è stato come tornare indietro nel tempo; il suo primo approccio con la filmografia del nonno è avvenuto a Cannes nel 2001 e, dopo 25 anni, produrre ed essere uno dei divulgatori di un progetto del genere è sicuramente un onore, tanto che “Vittorio De Sica – La vita in scena” è l’unico film italiano presente proprio al Festival di Cannes.

Per loro, quindi, portare avanti la tradizione cinematografica famigliare, onorando il passato e costruendo il futuro, è sicuramente un modo per ricongiungere la famiglia e chiudere un cerchio.

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Le scelte registiche

Francesco Zippel non è certo nuovo a film-documentari ma questo, probabilmente, è il suo più ambizioso e prestigioso. L’obiettivo del film – e del regista – è divulgare e raccontare la vita cinematografica e non di un gigante, cercando di trasmettere le informazioni necessarie e momenti che racchiudono il suo essere.

Missione compiuta: il film è assolutamente godibilissimo e scorrevole, senza risultare pesante e troppo di parte. Non solo, il film è incredibilmente dinamico e “diviso” in sezioni presentate egregiamente da alcuni intermezzi prodotti in animazione.

Sì, avete letto bene: la scelta di Zippel risulta vincente perché, oltre a citare la parte giocosa di De Sica, serve a trasportare lo spettatore da una parte all’altra.

Come ciliegina sulla torta, non mancano testimonianze di attori e registi non solo italiani, ma internazionali. Vedere Wes Anderson o Francis Ford Coppola parlare e raccontare aneddoti sul maestro è appagante e, soprattutto, fa capire l’apprezzamento totale – soprattutto all’estero – per ciò che è stato.

Non possono mancare, anche per la sua storia, riferimenti alla politica e alle scelte del tempo; se Vittorio De Sica è il padre del Neorealismo lo si deve anche al suo modo di vedere le cose.

Scena d'animazione in Vittorio De Sica - la vita in scena

La politica e i giovani

Da sempre dalla parte del popolo e della gente comune, ha scelto di puntare il faro proprio su di loro, raccontando storie di vita quotidiana di povertà che, nonostante le forti critiche subite in patria, le sue scelte hanno restituito agli italiani una forte dignità e umanità per tutti coloro che guardavano le sue opere al di fuori dell’Italia, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La sua forza e il suo essere visionario trovano, purtroppo, terreno fertile anche nel periodo attuale. I suoi film – non sto a farvi la lunga lista – possono essere visti, apprezzati e capiti perché incredibilmente attuali.

Forse è proprio questo il merito più grande di “Vittorio De Sica – La vita in scena“: in un mondo incerto e martoriato da guerre, avere un faro nella notte che da speranza e che in un certo senso funziona da guida, lancia un segnale importante.

Il segnale è soprattutto per i giovani, invitati a scoprire – o riscoprire – il colossale attore e regista che ha cambiato per sempre il cinema italiano e mondiale.

Certo, il modo di intendere il cinema e l’intrattenimento in generale da parte dei giovani è profondamente cambiato ma, grazie alla sua regia dinamica e il suo essere brillante, il film tocca tutti.

O almeno lo spero, perché ne abbiamo fortemente bisogno.

La recensione ti è piaciuta? Qui ti aspettano le altre.

Conclusioni

Conclusioni

Un film sulla vita di Vittorio De Sica mancava da tempo e, francamente, ne avevamo bisogno. Tutti, dal regista ai produttori, fino agli ospiti hanno fatto un lavoro certosino ed incredibilmente vero ed emozionante per celebrare un Maestro del cinema mondiale.

PRO
  • Non annoia mai
  • Vita privata e vita cinematografica sono ben raccontate
  • Gli intermezzi animati sono perfetti
  • Tanti ospiti
CONTRO
  • Riuscirà a colpire e a fare centro sulla nuova generazione?
8.5

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