Il nuovo inedito dell’Indagatore dell’Incubo scava nel profondo della psiche umana, trattando un argomento assai delicato.
Sei un novizio? Ecco Dylan!
Sei un novizio e ti sei ritrovato a leggere quest’articolo per caso? Non sai nulla del personaggio? Tranquillo, arriva lo spiegone.
Completamente Made in Italy, Dylan Dog è una serie a fumetti edita dalla Sergio Bonelli Editore e il personaggio è nato da un’idea di Tiziano Sclavi, precisamente nel 1986.
Il primo numero, ormai leggendario, è intitolato “L’alba dei morti viventi” e ha fin da subito stregato i lettori, tanto da portare la serie a vendere – negli anni novanta – oltre mezzo milione di copie mensili.
Il calo delle vendite degli ultimi anni ha portato a diversi rilanci sul personaggio, passato di mano in mano per diversi autori (attualmente è sotto la cura editoriale della bravissima Barbara Baraldi).
Nonostante tutto, continua ad essere il secondo fumetto più venduto in Italia e ha ancora tantissimi fedeli lettori che ne apprezzano le avventure.
L’indagatore dell’incubo, spesso affiancato dal suo aiutante Groucho, è amante della paura tanto da averne fatto un mestiere. Parliamo infatti di una vera e propria serie horror ma non solo; la sua particolarità e forza sta proprio nel portare variare di genere.
Dylan Dog è onirico, surreale, e spesso vive – e fa vivere ai lettori – storie che sembrano un intricarsi di sogno (o incubo) e realtà, di paure irrazionali, di ignoto. Insomma, Dylan è stato – e continua ad essere – un punto di riferimento del fumetto italiano che si fa apprezzare per essere ciò che gli altri non sono e non saranno mai.
Dylan Dog 469: Trauma
Claudio Chiaverotti ai testi con Luca Casalanguida ai disegni – entrambi supervisionati da Barbara Baraldi – scelgono di trattare un tema assai complesso e delicato, quello dei traumi.
La difficoltà e l’importanza del tema si percepiscono fin dalla copertina ad opera dei fratelli Cestaro, con Dylan e Isla – protagonista a parimerito dell’albo – circondati da mostri.
I mostri, sì, che nel numero 469 sono esseri che vivono nelle pareti e che uccidono le persone soffocandole e torturandole.
La povera Isla, ancora bambina e con la mamma in fin di vita, viene avvicinata da Lavander (altro personaggio fondamentale del numero) e con un tocco di mano – e qualche segreto per affrontarli – inizia a vedere i mostri.
Ovviamente, il passo successivo è l’essere additata da tutti come pazza: diventata ormai adulta è rimasta traumatizzata da quella tragica notte e niente e nessuno sembra poterla aiutare.
Per l’Indagatore dell’Incubo – che ne ha viste tante – è una situazione decisamente strana perché, in realtà, andare a fondo in questo mistero non significa soltanto affrontare dei “mostri” ma vuol dire scavare nell’animo umano e toccare con mano ciò che più ci segna.
I traumi sono dei mostri che spesso facciamo finta di non vedere e di dimenticare ma sono inevitabilmente dentro di noi e ci logorano e distruggono, spesso venendo fuori nei momenti di maggiore debolezza.
Leggere questo numero vuol dire non soltanto leggere una bella storia ma anche affrontare i traumi di Isla, Lavander, Dylan e, inevitabilmente, i nostri.
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Parlare di traumi e di ciò che ci ferisce è sempre difficile ma nel numero 469 di Dylan Dog gli autori scelgono un approccio tosto e brutale ma incredibilmente reale, capace di far riflettere intrattenendo.
PRO
- Tratta un tema delicato perfettamente
- Grandi personaggi
- Brutale ma reale



