Dopo lo stupendo numero 469, Dylan affronta l’ennesimo tema delicato: si può non morire? Parliamone nella recensione.

Nuovi? Vi presento Dylan.
Completamente Made in Italy, Dylan Dog è una serie a fumetti edita dalla Sergio Bonelli Editore e il personaggio è nato da un’idea di Tiziano Sclavi, precisamente nel 1986.
Il primo numero, ormai leggendario, è intitolato “L’alba dei morti viventi” e ha fin da subito stregato i lettori, tanto da portare la serie a vendere – negli anni novanta – oltre mezzo milione di copie mensili.
Il calo delle vendite degli ultimi anni ha portato a diversi rilanci sul personaggio, passato di mano in mano per diversi autori (attualmente è sotto la cura editoriale della bravissima Barbara Baraldi).
Nonostante tutto, continua ad essere il secondo fumetto più venduto in Italia e ha ancora tantissimi fedeli lettori che ne apprezzano le avventure.
L’indagatore dell’incubo, spesso affiancato dal suo aiutante Groucho, è amante della paura tanto da averne fatto un mestiere. Parliamo infatti di una vera e propria serie horror ma non solo; la sua particolarità e forza sta proprio nel portare variare di genere.
Dylan Dog è onirico, surreale, e spesso vive – e fa vivere ai lettori – storie che sembrano un intricarsi di sogno (o incubo) e realtà, di paure irrazionali, di ignoto. Insomma, Dylan è stato – e continua ad essere – un punto di riferimento del fumetto italiano che si fa apprezzare per essere ciò che gli altri non sono e non saranno mai.

470: Una forma reversibile di morte
Non ci stupiamo, ormai, quando sul mensile dell’Indagatore dell’Incubo vengono trattati temi non semplici e che in un modo o nell’altro influenzano le nostre vite.
Ne è un esempio palese il bellissimo numero precedente, capace di analizzare la psiche umana e ciò che la turba.
Il numero 470, intitolato “Una forma reversibile di morte” non fa differenza, anzi; Barbara Baraldi alla scrittura con i disegni di Nicola Mari ci mettono davanti all’ennesima situazione particolare.
Quanto è difficile accettare la morte di un proprio caro? Dal titolo – e dalla copertina bellissima e inquietante dei fratelli Cestaro – si capisce fin da subito dove si vuole andare a parare.
Brain Multiplexer
In realtà, la scrittura e lo sviluppo dell’albo sono decisamente particolari: la multinazionale Voohrman & Kane sembra aver sconfitto la morte.
Come? Attraverso un dispositivo – inquietantissimo – chiamato Brain Multiplexer. Lo sapete già, questo vuol dire che i guai sono dietro l’angolo per Dylan.
La protagonista femminile dell’albo è Karen, una ragazza che viene tormentata dalla defunta mamma e che cerca aiuto proprio nell’Indagatore.
Da qui, inizia un viaggio particolarissimo – e incredibilmente splatter – dentro la psiche umana. Viaggio che risulta decisamente onirico e complesso e che ci fa conoscere dei personaggi che, in apparenza, avrebbero tanto da raccontare.
Se il focus è proprio sull’accettazione o meno della morte – e sui soldi che le multinazionali vogliono fare – i personaggi cardine della storia sembrano essere un po’ trascurati.
Il numero è decisamente ben scritto e disegnato e a modo suo regala senza dubbio un grande senso di inquietudine e di punti di domanda; mi sarebbe piaciuto, però, un po’ di approfondimento un po’ sul grande nemico dell’albo.
Ovviamente, non posso dirvi chi!
La recensione ti è piaciuta? Leggine altre qui!
Il numero 470 di Dylan Dog è altamente ambizioso e tratta ancora una volta un argomento tosto. La storia funziona e riesce nel suo intento, al netto di qualche approfondimento mancato di alcune situazioni e personaggi.
PRO
- Il tema è decisamente interessante
- Sorprendentemente splatter
- Non annoia mai
CONTRO
- Alcune situazioni meritavano più approfondimento
