Con l’uscita del sesto e ultimo episodio, è arrivato il momento di tirare le somme sulla serie che racconta le origini di Pietro Savastano.
Il fenomeno Gomorra
Che vi piaccia o no – ma so che a tantissimi è piaciuta – “Gomorra – La Serie” è un pezzo importantissimo della serialità televisiva italiana.
Uscita su Sky con la sua prima stagione nel 2014 e conclusasi nel 2021 con la quinta stagione – con un film nel mezzo – la serie è basata sull’omonimo romanzo di Roberto Saviano e racconta la criminalità organizzata napoletana in tutte le sue sfaccettature.
Tra gli innumerevoli meriti, “Gomorra” è spesso celebrata e innalzata per aver intercettato la realtà con racconti sì romanzati ma attuali e con forti basi reali.
Non solo, la serie ha dato vita a frasi iconiche e ad attori bravissimi che hanno avuto la possibilità di trasmettere tutto il loro amore per la loro terra e che hanno portato sullo schermo personaggi leggendari.
Insomma, si può dire che il modo in cui si realizzano le serie TV in Italia è cambiato grazie a “Gomorra – La Serie” e, nonostante poteva essere chiusa prima, il segno che ha inciso nella storia è evidente a tutti, anche all’estero.
La voglia di raccontare altre storie e, soprattutto, le origini di certi personaggi ci porta qui. Disponibile da venerdì 9 gennaio su Sky Atlantic e conclusasi (con la sua prima stagione), è arrivato il momento di tirare le somme su “Gomorra: Le Origini“.

Marco D’Amore l’Immortale
Vi ho detto che la serie ha dato vita a personaggi leggendari, giusto? Bene, alcuni di questi non possono non essere Pietro Savastano, Donna Imma e Ciro di Marzio.
“Gomorra – Le Origini” con la sua prima stagione, composta da sei episodi, racconta le origini proprio di Pietro e Imma.
E Ciro, allora? Beh, Ciro c’è sempre. O meglio c’è il bravissimo Marco D’Amore che lo ha interpretato e che torna nella veste di regista dei primi quattro episodi – e non è la prima volta! -.
Un compito importante e allo stesso tempo difficile, perché se è indubbio che il nome “Gomorra” ha sempre il suo fascino è anche vero che scavare nella storia e andare a ritroso non è mai facile, neanche per le più grandi serie televisive.
“Gomorra : Le Origini” ci porta negli Anni Settanta in una Napoli in fermento e cambiamento, fortemente segnata dal contrabbando di sigarette.
La vita di Pietro Savastano nel 1977 è già dura: cresce come fratello adottivo in una povera famiglia di Secondigliano e, come tanti, è un ragazzo di strada che sogna una vita migliore.
I primi episodi – di cui ho scritto le prime impressioni – della serie mostrano proprio questo: un Pietro sognatore che, con la sua cerchia di fratelli e amici di sempre, vive la vita giorno per giorno.
Il contatto con la criminalità organizzata arriva tramite l’incontro con Angelo, detto ‘A Sirena. Per Pietro quell’incontro segna non soltanto la fine dell’innocenza ma anche il primo sentore di una vita sì pericolosa ma con il profumo dei soldi molto marcato.

La fine dell’innocenza
Che dire? Le sensazioni, dopo i primi due episodi della serie, erano positive e non posso che confermare ciò dopo aver visto la prima stagione nella sua interezza.
Capiamoci, nonostante il tema è per forza di cose lo stesso della serie originale, il mood è spesso diverso.
Come detto, parliamo di una Napoli degli anni ’70 che è rappresentata magnificamente per colori, vestiti e messa in scena. Se Napoli è diversa, lo è anche il modo di fare camorra.
I personaggi – con un’ottima scelta di cast generale – sono davvero specchio di quell’epoca e sappiamo come in “Gomorra” le cose non vengono mai fatte a caso.
Con le prime puntate preparatorie, la serie esplode – letteralmente – nella seconda parte regalando colpi di scena e intrecciando una trama assai complessa – ma che funziona – preparando il terreno per una seconda stagione carica di tensione.
Aggiungete a tutto questo un’ottima regia, una colonna sonora fuori di testa e citazioni per gli amanti della serie originale e il risultato è un prodotto ben confezionato.
Come detto, i personaggi sono tanti e funzionano così come funziona la loro crescita nel corso delle puntate (ma non posso farvi spoiler).

Pietro e Imma
L’accento in “Gomorra: Le Origini” è per forza di cose su Pietro e Imma.
Così diversi e in fondo così simili, interpretati da Luca Lubrano e Tullia Venezia, i due protagonisti sono il cuore pulsante della serie e regalano scene e scelte da brividi che i fan di vecchia data non possono non apprezzare.
Non è tutto: i produttori si sono presi tutto il tempo necessario per far sviluppare il loro rapporto e non solo; c’è ampio spazio per le loro singole storie – che andranno a intrecciarsi -, permettendo una visione a 360 gradi di ciò che sono.
Che altro dire? Il nome “Gomorra” è sinonimo di qualità e anche con “Le Origini” non tradisce. Certo, alcune situazioni possono sembrare “già viste” o leggermente prevedibili ma lo sviluppo della trama, la scelta del cast e la messa in scena ci ricordano ancora una volta perché è una serie così apprezzata in tutto il mondo.
Forse, dovremmo essere più fieri di un prodotto completamente italiano e proteggerlo e innalzarlo, come in effetti merita.
La recensione ti è piaciuta? Leggine altre qui!
Conclusioni
Gomorra: Le Origini ci porta negli anni ’70 in una Napoli e in un mondo che non esistono più. Inevitabilmente anche i camorristi del tempo erano diversi e il cast, la messa in scena e la sceneggiatura si adattano portandoci, in sei episodi, un buonissimo prodotto.
PRO
- Ambientazioni e interpretazioni ottime
- L’intreccio di trama funziona
- Pietro e Imma, che storia
- Marco D’Amore alla regia è un grande sì
CONTRO
- Potrebbe non esserci l’effetto novità
- Alcuni personaggi spiccano meno
