Fallout 76 cover

I videogiochi stanno attraversando una crisi senza fine?

Dopo gli ultimi fatti che riguardano Sony e Microsoft nello specifico, sembra essere arrivati a un punto di non ritorno.

Addio al formato fisico

Prima di continuare questo articolo, vi segnalo che è disponibile la versione video dell’argomento che sto trattando, qui:

Il video è bello lungo, anche perché trattare un argomento del genere “a voce” è sicuramente più facile.

Partiamo da Sony: qualche giorno fa l’azienda ha annunciato che, dal 2028, per i suoi titoli First Party non sarà più utilizzato il formato fisico.

Una decisione che – probabilmente – era nei piani dell’azienda giapponese già da un po’ di tempo e che ha trovato terreno fertile con l’annuncio da parte di Rockstar Games riguardante l’edizione fisica di GTA VI.

Per chi non lo sapesse, l’edizione fisica dell’attesissimo titolo di Rockstar uscirà, sì, ma senza disco: l’edizione conterrà un semplice codice di download.

Un cambiamento epocale e, purtroppo, negativo per tanti collezionisti o semplicemente per molti videogiocatori. Avere la possibilità di acquistare un gioco in formato fisico vuol dire poterlo rivendere – e quindi si crea un grosso indotto col mercato secondario – o semplicemente prestare.

Inoltre, a differenza del mondo PC, nel mondo console il sistema dei resi è particolarmente intricato e quasi inesistente – salvo rare eccezioni – e, tra l’altro, si tratta di acquistare licenze per poter giocare e non di veri e propri eseguibili.

La situazione, quindi, è assolutamente sfavorevole al consumatore. Speriamo che Sony – e mi sa proprio anche le altre – abbia pensato a un buon sistema per gestire al meglio la digitalizzazione dei titoli.

controller rotto

La situazione tragica di Xbox

Se Sony naviga in acque turbolente, quelle in cui naviga Xbox sono tragiche.

Asha Sharma, la CEO di Xbox ha pubblicato su X una e-mail interna, inviata a tutti i dipendenti Xbox che annunciava il più grande reset della storia del brand.

Oltre i tantissimi licenziamenti (se ne stimano circa 4000), alcuni degli studi più importanti sono stati venduti come Ninja Theory (noto per la saga di Senua) e Undead Labs (noto per State of Decay).

Altri, invece, come Double Fine Productions e Compulsion Games sono stati venduti a nuovi investitori. Resta invece incerto il destino di Arkane che, tra l’altro, stava – e sta – sviluppando il gioco su Blade.

Certo, la buona notizia è che nessuno di questi studi è stato chiuso ma, chiaramente, il grande reset e ridimensionamento in casa Xbox è tragico e racconta come le vecchie mosse strategiche – tra acquisizioni e organizzazione – abbiano portato a risultati al limite del disastroso.

Reset, quindi. Ma a cosa porterà? Non è ancora chiaro e la speranza più grande è che Asha Sharma abbia le idee chiare per rilanciare il brand. La paura più grande, però, è che Xbox in questo momento navighi a vista.

Sarebbe un gran peccato perdere un brand storico e che ha contribuito in maniera essenziale alla crescita dell’industria videoludica.

Staremo a vedere.

E Nintendo?

Chi, al momento, resta a guardare e a continuare a vivere nella sua solita bolla è Nintendo. Nintendo Switch 2 ha da poco superato il primo anno di vita e la sensazione è che le cartucce migliori la grande N le deve ancora sparare.

Con la fine della produzione ufficiale del primo modello di Nintendo Switch – che avverrà a inizio 2027 -, la strada è spianata per potersi concentrare finalmente ad uno sviluppo a pieno regime sulla nuova console.

Manca un nuovo titolo dedicato a Mario, così come manca un nuovo Zelda (no, il remake di Ocarina of Time non vale) e bisogna capire come si risponderà al passaggio al digitale da parte di Sony.

Come ho detto, spesso Nintendo utilizza una politica tutta sua che, almeno per ora, è spesso risultata vincente.

Non resta che sederci e, tra videogiocatori, darci una pacca sulla spalla sperando in un futuro in cui saremo più tutelati e ascoltati.

Chissà se arriverà mai.

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