Ultimate Spiderman cover recensione

Ultimate Spider-Man di Hickman e Checchetto si è concluso: parliamone

Dopo 24 numeri la serie dell’Uomo Ragno ambientata nell’attuale Universo Ultimate giunge a conclusione. Come è andato il viaggio?

Due anni fa

Sono passati ormai due anni – sigh! – dal primo articolo di approfondimento su Ultimate Spider-Man di Jonathan Hickman e Marco Checchetto.

In questi due anni, tante cose sono cambiate nel nostro mondo e, in realtà, anche in quello del Peter Parker alternativo.

Il numero 24, quello conclusivo, arriva dopo un viaggio fatto di alti e bassi e che ha portato al pubblico uno Spider-Man tanto diverso sia da quello della versione classica, sia da quello della versione Ultimate di Bendis, conclusasi nel 2009.

Il personaggio reinventato da Hickman e Checchetto non è il solo protagonista del nuovo Universo Ultimate – attualmente in fase di conclusione -, anzi, è un pezzo (seppur importante) di un puzzle ben più complesso.

Se non lo avete ancora letto e l’idea di dover leggere serie collegate come tasselli di un puzzle state tranquilli, Ultimate Spider-Man è assolutamente fruibile come serie unica.

Ma alla fine le scelte di scrittura e stilistiche del duo che lo ha creato sono vincenti o no?

Famiglia Parker Ultimate Spider-Man

La famiglia Parker

L’Universo Ultimate (Terra-1610) trova il suo Spider-Man in un Peter Parker quanto più lontano da quello della linea temporale classica, ancor di più se si considera il suo attuale status quo.

Peter è un uomo adulto in piena crisi esistenziale ed è sposato con Mary Jane Watson, donna tutta d’un pezzo con cui cresce due figli: Richard e May.

Se questo vi sembra un grande cambiamento sentite questa: lo zio Ben è ancora vivo, a differenza di zia May, e lavora al Daily Bugle.

Le basi che vi ho dato, anzi che ci hanno dato Hickman e Checchetto, mostrano fin da subito l’idea di realizzare una serie ben più adulta del solito e che vuole scavare non solo nelle lotte tra buoni e cattivi nelle strade di New York ma, soprattutto, vuole scavare dentro l’animo e la vita di Peter & co.

Non ho nominato i comprimari? Tranquilli, non mancano Harry Osborn, Kingpin, Mysterio e, addirittura, Gwen Stacy.

Altra enorme differenza: Gwen è viva e vegeta e risulta essere un personaggio gigantesco e fondamentale nella vita (non solo) supereroistica dell’Uomo Ragno.

Tutto pronto, insomma, per un progetto che vede in Hickman e Checchetto il duo quasi perfetto per gestire un personaggio complesso e che spesso e volentieri divide il pubblico nelle sue interpretazioni.

Troppo Peter e poco Spider-Man?

Se non avete mai letto nulla scritto da Hickman, preparatevi ad una trama contorta – e che potrebbe lasciare qualche buco qua e là – e a tante, tante parole.

Se invece non siete nuovi al suo approccio – e ne siete fan – qui trovate pan per i vostri denti. Nella sua gestione, lo scrittore sceglie per interi numeri di mettere da parte combattimenti e scene ad alta tensione e puntare tutto sui dialoghi e sulla gestione dei personaggi.

Sicuramente una scelta coraggiosa – e amata da tanti – che permette di avere un forte riflettore sulle caratteristiche e sul carattere dei personaggi, con le loro debolezze e punti di forza.

È innegabile che pagine e pagine in cui le scelte più importanti vengono decise tra fitti dialoghi e scambi di modi di essere e di intendere le cose sono interessanti, soprattutto se siete lettori più maturi, ma queste scelte portano a delle effettive conseguenze?

Facciamo un passo indietro, la maggior parte dei 24 numeri di Ultimate Spider-Man sono disegnati dal bravissimo e italianissimo Marco Checchetto che, dopo la strepitosa run su Daredevil, si conferma un disegnatore di livello altissimo, capace di dare dinamicità alle scene d’azione e volti perfettamente riconoscibili fin dalla prima vignetta.

Tavola Ultimate Spider-Man

Trame e sottotrame

Quindi, i dialoghi e gli scambi messi in scena da Hickman e le conseguenti scelte portano davvero a qualcosa di concreto?

Sì, o forse no. Non è semplicissimo spiegarlo senza fare spoiler e soprattutto non sarebbe la prima volta che lo scrittore gioca su diversi tavoli per poi dimenticarsi di alcuni di questi e lasciare molto all’interpretazione dei fan.

Ultimate Spider-Man vive diverse fasi, alcune di queste formate da vere e proprie fiammate e alimentate da colpi di scena sbalorditivi che però negli ultimi numeri trovano vere frenate che pian piano le spengono.

In particolare, il numero 24 – quello conclusivo – oltre a dividere nettamente il pubblico, mi ha lasciato un senso di delusione, forse sbagliata.

Capiamoci, la serie è assolutamente godibile (al netto di scendere a qualche compromesso) ma come spesso capita, alla fine la sensazione di “poteva essere molto di più” c’è e si fa sentire.

Parliamo comunque di una delle migliori versioni di Peter e di Spider-Man, con approfondimenti meritati e spesso centrati ma non di una serie perfetta.

È un peccato perché le fondamenta costruite inizialmente erano ben solide; servivano altri numeri? Serviva asciugare un po’ di situazioni? Probabilmente una risposta definitiva non esisterà mai.

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Conclusioni

Conclusioni

Ultimate Spider-Man di Hickman e Checchetto poteva essere tante cose ma, proprio sul più bello, traballa un po’. Si parla comunque di una serie di alto livello – forse la migliore recente sull’Arrampicamuri – e forse è proprio per il suo alto livello generale che, sul finale, lascia l’amaro in bocca.

PRO
  • I disegni di Checchetto sempre al top
  • Hickman sa scrivere…
  • Si può leggere senza dover leggere altre storie
  • Forse la famiglia Parker che ci meritiamo…
CONTRO
  • …ma a volte i troppi dialoghi possono essere stucchevoli
  • …ma qualche purista potrebbe storcere il naso
  • Il finale è spento
7

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